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Renzi/Nomine: da Carrai a Da Empoli il girotondo dei quarantenni

di Fabio Tamburini Renzi/Nomine: da Carrai a Da Empoli il girotondo dei quarantenni

(Il Ghirlandaio) Roma, 17 feb. - Le lobby erano già al lavoro da quando si è delineato il cambio della guardia alla presidenza del consiglio ma, dopo la caduta del governo Letta, le grandi manovre in vista delle nomine di primavera al vertice delle imprese pubbliche hanno avuto una forte accelerazione. Il motivo è semplice: i giochi si sono improvvisamente riaperti. Fino a pochi giorni fa l’impressione netta è che stesse prevalendo il partito della riconferma in blocco per una serie di considerazioni. Ogni caso è diverso dagli altri. Tutti però portavano verso la conferma in blocco, eccezioni a parte, dei vertici attuali.

Alla guida dell’Eni regna l’amministratore delegato Paolo Scaroni, uno dei pochi manager italiani quotato sui mercati internazionali, a volte discusso ma con legami solidi bipartisan. L’Enel ha problemi non banali a rendere profittevole la grande acquisizione di Endesa in Spagna e deve fare i conti con un indebitamento elevato, ma forse conviene a tutti che sia l’amministratore delegato Fulvio Conti a sbrogliare la complessa matassa che ha creato puntando sulla crescita ad ogni costo. In Finmeccanica la nomina dell’amministratore delegato Alessandro Pansa e del presidente Gianni De Gennaro è di neppure un anno fa ed è arrivata dopo due, tre anni d’instabilità assoluta per via delle inchieste giudiziarie. Poste e Terna, guidate rispettivamente da Massimo Sarmi e da Flavio Cattaneo, hanno risultati eccellenti.

L’irrompere del nuovo governo di Matteo Renzi ha un effetto certo: rimette la palla al centro e riapre la partita delle nomine. La conseguenza è stata immediata, scatenando la corsa alla conferma degli incarichi o alla loro conquista. Tanto più che, nel brevissimo termine, sono in gioco posizioni chiave come i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo. Difficile fare previsioni. Renzi è guardato con simpatia da imprenditori e manager di successo: da Diego Della Valle a Oscar Farinetti (l’inventore di Eataly), da Andrea Guerra (l’amministratore delegato di Luxottica) a Mario Greco (che ricopre lo stesso incarico alle Generali). Ma gli uomini chiave sono quelli del cerchio ristretto, tutti quarantenni e quasi tutti legati alla patria Toscana. Il più corteggiato i vista delle nomine è Marco Carrai, consigliere fidato e canale di collegamento vero con l’establishment, economico e non, definito il Gianni Letta di Renzi, con rapporti a tutto campo anche internazionali, che spaziano dai collaboratori più vicini all’ex premier Tony Blair ad una vecchia conoscenza, l’americano Michael Leeden, consigliere di Ronald Reagan e animatore dei circoli della destra repubblicana.

In passato Carrai è stato capo della segreteria di Renzi quando era presidente della Provincia di Firenze, poi consigliere della Florence multimedia, la società di comunicazione che ne è stata la prima cassaforte. Ma anche responsabile della raccolta fondi per la campagna elettorale e fondatore della Fondazione Big Bang, dal nome rivelatore. Carrai è un imprenditore e, come tale, ha interessi diversificati. Tra essi almeno tre meritano una citazione: l’incarico di consigliere dell’Ente Cassa di risparmio di Firenze (a sua volta azionista di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana), la partecipazione alla Wadi ventures management company (registrata in Lussemburgo ma collegata al fondo d’investimento israeliano dallo stesso nome specializzato nell’alta tecnologia e di cui è socio fondatore un veterano dell’Unità 8200, dell’intelligence d’Israele) e la C&T Crossmedia.

In Wadi ventures è socio anche Marco Bernabé, figlio di Franco Bernabé, in passato amministratore delegato dell’Eni e fino a pochi mesi fa numero uno di Telecom. Azionista della C&T Crossmedia, invece, è Chicco Testa, in passato presidente dell’Enel nonché esponente del Pd, con legami che collegano Carrai anche a Massimo Testa, fratello di Chicco. Dicono di Marco Carrai che ha rapporti ravvicinati con l’Opus Dei, peraltro smentiti dall’interessato. Di sicuro ogni mossa di Carrai e di altri due renziani doc è monitorata con attenzione. Si tratta di Luigi De Siervo (dirigente della Rai) e di Dario Nardella (parlamentare del Pd). De Siervo, figlio di Ugo, presidente emerito della Corte costituzionale, è l’ex consulente fiorentino dello studio dell’avvocato inglese David Mills, a sua volta molto legato al mondo dell’ex premier Tony Blair, di cui Renzi ha sempre detto di essere un ammiratore. Molto chiacchierata è anche l’amicizia di Luigi De Siervo con Mauro Masi, in passato direttore generale della Rai, frequentatore da sempre dell’entourage di Gianni Letta.

Lo stesso ambiente di cui fa parte un buon conoscente di Dario Nardella: Salvatore Nastasi, sposato con la figlia di Giovanni Minoli e Matilde Bernabei, direttore generale del ministero dei Beni culturali, influente e temuto. I riflettori della cronaca si sono accesi su Nardella a inizio anno, in occasione della sua incursione contro l’allora ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. L’occasione è stato il pasticcio degli scatti di stipendio degli insegnanti, prima concessi, poi congelati e successivamente riconosciuti. “Penso sia grave quando un ministro così importante dice di essere un semplice esecutore”, ha detto Nardella, sottolineando che il ministero dell’Economia, secondo lui, dev’essere guidato da un politico “perché i tecnici non hanno funzionato bene”. Una sortita che è stata interpretata come il licenziamento del ministro Saccomanni effettuato da Renzi per interposta persona. Dicono di Nardella, coetaneo di Renzi e laureato alla stessa facoltà di Giurisprudenza, entrambi tifosi della Fiorentina, che è il suo candidato alla guida del Comune di Firenze. Di Renzi ha detto: “Lo abbiamo sempre chiamiato cavallo perché, in Toscana, il cavallo è colui su cui si punta.”

Entrambi, sia De Siervo sia Nardella, hanno stretti legami con un altro figlio di peso: Giuliano Da Empoli, scrittore e saggista, erede di Antonio Da Empoli, all’epoca consulente economico di Bettino Craxi. Giuliano è considerato uno dei teorici chiave di Renzi, che gli è debitore dei rapporti con Peter Mandelson, spin doctor di Blair, secondo snodo dei rapporti con il mondo dell’ex premier britannico (l’altro collaboratore di Renzi legato a quegli ambienti è Luigi De Siervo). Un’attività che impegna molto Da Empoli è la raccolta di analisi, spunti, riflessioni che gli arrivano da personaggi più o meno conosciuti ma ottimi conoscitori del potere, italiano e internazionali. Lui li filtra, li elabora, li approfondisce e li passa a Carrai e a Renzi. Pronti al vaglio finale.

Tranne quando sono in gioco argomenti che riguardano i mercati e l’alta finanza, perché in tal caso entra in gioco un altro ispiratore: Davide Serra, laurea in Bocconi (con 110 e lode) e casa a Londra, prima alla banca d’affari Morgan Stanley e successivamente fondatore del fondo speculativo Algebris. Le cronache finanziarie si sono occupate di lui negli anni scorsi per gli attacchi all’arma bianca contro Antoine Bernheim, all’epoca presidente delle Generali, legato alla Mediobanca di Enrico Cuccia. Più recentemente si è fatto notare per l’intervento all’assemblea del Partito democratico tenuto alla Stazione Leopolda di Firenze, nell’ottobre dell’anno scorso, e per la cena tenuta a casa del finanziere milanese Francesco Micheli per la raccolta di finanziamenti in occasione dell’ultima campagna elettorale (ne è sponsor, in particolare, il figlio Carlo).

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